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L’Avvocato Risponde

Spiegazione del Diritto

In questa sezione lo Studio legale Gnata pubblica alcune delle domande e richieste più frequenti che vengono poste quotidianamente dai clienti e dai visitatori del sito web.

Se hai dubbi e non trovi la risposta al tuo quesito puoi inviare una domanda all’avvocato attraverso il form; laddove si tratti invece di una questione articolata e non generica dovrai proporre il tuo caso allo studio aprendo una pratica di consulenza o assistenza legale, contattandoci ai recapiti indicati

A quale dei coniugi spetta l'assegnazione della casa familiare?

L’assegnazione della casa familiare è soggetta prima di ogni altra valutazione alle esigenze dei figli. Ragione per la quale la casa familiare viene assegnata al genitore con il quale il figlio abita, che sia minorenne oppure maggiorenne. La discriminante è l’autonomia economica di quest’ultimo. Se non ci sono figli a carico la casa familiare non può essere assegnata a nessuno dei due coniugi.

Se devo recuperare un credito, come posso ottenere un decreto ingiuntivo?

In caso di fattura insoluta, la strada più celere per provare a recuperare il proprio credito consiste nel depositare in Tribunale un ricorso per decreto ingiuntivo. Essendo un procedimento sommario, in tempi brevi (solitamente meno di 30 giorni), il creditore può ottenere un titolo che attesta il proprio credito. Si può ricorrere a tale procedura quando si è creditori di una somma di denaro liquida, certa ed esigibile, oltre che fondata su prova scritta. Nel caso di transazioni commerciali, la prova scritta è costituita dalla fattura insoluta e, soprattutto, dalla copia autenticata da Notaio delle proprie scritture contabili ove la fattura è iscritta. L’imprenditore in possesso di tale documentazione potrà richiedere l’emissione dell’ingiunzione di pagamento: il decreto ingiuntivo potrà essere provvisoriamente eseguito (ossia dovrà essere eseguito anche nel termine di 40 giorni per l’opposizione) quando il creditore produce documentazione sottoscritta dal debitore comprovante il diritto fatto valere. Nella prassi è riconosciuta la provvisoria esecuzione nei casi in cui il debitore abbia riconosciuto il proprio debito, chiedendo, ad esempio, una dilazione di pagamento o, più in generale, rimandando il pagamento a tempi migliori. In caso di decreto ingiuntivo “ordinario” lo stesso diverrà definitivo decorsi quaranta giorni dalla sua notifica in assenza di opposizione.

Quali documenti servono per avviare una separazione o un divorzio?

Se la separazione è consensuale i documenti necessari sono l’atto di matrimoniale e il certificato relativo allo stato di famiglia e di residenza dei coniugi.
Se la separazione è giudiziale, cioè quando i coniugi non sono riusciti ad accordarsi è necessario riportare almeno le ultime dichiarazioni dei redditi. In base alle specificità del caso l’avvocato sarà in grado di indicare quali sono i documenti mancanti per procedere all’integrazione.
Se invece bisogna procedere alla pratica di divorzio, ci sarà bisogno del verbale di separazione e della relativa sentenza.

Chi sono i soggetti legittimati a richiedere il fallimento?

La dichiarazione di fallimento può essere promossa (art. 6 L.F.):

su ricorso di uno o più creditori
su richiesta dello stesso debitore in stato di insolvenza
su istanza del Pubblico Ministero quando ravvisi e provi un interesse generale di tutti i creditori
Competente a decidere sulla richiesta di fallimento è il tribunale del luogo ove l’imprenditore ha la sede principale dell’impresa (art. 9 L.F.).

Che diritti hanno i figli dopo una separazione ?

La legge prevede oggigiorno, a seguito della riforma intervenuta nel 2006, l’affidamento condiviso dei figli, come regola generale.

L’affidamento condiviso è essenziale per garantire ai figli la cd. bigenitorialità, e cioè un apporto paritario, da parte dei genitori, sia sul piano relazionale-affettivo, sia sul piano educativo.

Sono possibili deroghe in casi del tutto eccezionali, tra i quali non può farsi rientrare la conflittualità tra i genitori. Se così fosse – come ha spiegato la Cassazione – l’eccezione dovrebbe diventare regola, dato l’elevatissimo numero di separazioni conflittuali.

A cosa serve l’amministrazione di sostegno?

L’amministrazione di sostegno è una misura di protezione, introdotta con la legge n. 6 del 2004, che ha lo scopo di tutelare le persone prive in tutto o in parte di autonomia, senza però mortificarle.

L’ amministrazione di sostegno interviene, in altri termini, a supporto di quei soggetti che non appaiono in grado di (o che incontrano serie difficoltà nel) compiere gli atti e le operazioni della vita quotidiana e di curare i propri interessi.

L’amministratore di sostegno è, dunque, una persona nominata dal giudice tutelare che affianca o, a seconda dei casi, sostituisce il cd. beneficiario nel compimento degli atti della vita di ogni giorno.

Può l’amministratore di sostegno compiere attività non previste al momento della nomina?

No, perchè le attività svolte dall’amministratore di sostegno, le sue responsabilità, i suoi obblighi sono stabiliti da subito nel decreto redatto ed emesso dal giudice.
L’amministratore sarà tenuto ad agire secondo le linee guida del giudice cautelare. Qualora si presenti l’esigenza di far fronte a compiti che non sono previsti, sarà necessario rivolgersi al giudice per la richiesta di un’autorizzazione. Esclusivamente per fare gli interessi di chi beneficia della figura di sostegno.

Separazione: trasferimento residenza con i figli minori, quando è possibile?

Il cambio di residenza dei figli minori non può avvenire senza consenso dell’altro genitore. Il legislatore intende preservare la relazione del minore con entrambe le figure. Il giudice mette, dunque, le necessità e gli interessi dei figli ben prima di quelle dei genitori. Il principio ispiratore è che nessun genitore ha il diritto, qualunque siano le ragioni della separazione, di allontanare il figlio dalla figura materna o paterna. Bisogna per questo sempre favorire e avvantaggiare la frequentazione dei figli con entrambi i genitori.

Rinuncia all’eredità: devo rivolgermi al notaio o all’avvocato?

Bisogna rivolgersi in questo caso ad un notaio oppure alla Cancellaria del Tribunale dove è stata aperta la successione. È consigliabile chiedere un’opinione legale al proprio avvocato di fiducia per poi disporsi alla rinuncia. Molto spesso, infatti, si evidenziano controversie legali molto delicate che devono essere risolte prima di poter procedere.
Per esempio, se è un minore a rinunciare alla sua eredità c’è bisogno dell’intervento del Giudice Tutelare che sarà protagonista anche nel caso in cui a rinunciare sia una persona che gode dell’ amministrazione di sostegno. L’avvocato saprà consigliare al cliente esattamente quali azioni evitare per non imbattersi in spinose questioni.

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